Tutti i diritti sono riservati-copyright by Laura Pigozzi

 

in libreria:

A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità


Prefazione di Giancarlo Ricci

Antigone Edizioni Torino

Euro 16,00

Si tratta di un testo che rivisita in chiave psicanalitica la fisiologia del canto, il timbro, il ritmo, l'intonazione e l'improvvisazione jazzistica. Propone, inoltre, una stretta parentela tra voce, godimento femminile ed estasi mistica, senza dimenticare spunti originali intorno alla voce delle Sirene. Capitoli importanti sono dedicati alla voce come legame primario tra madre e bambino e alla voce strutturante del padre. Chiude il libro un capitolo sulla voce e l'amore.


www.pigozzi.info

Indice
Introduzione
Prefazione di Giancarlo Ricci

Ascolta estratti del libro:

Timbro Blu
Voce e godimento
Sirene



"LIFEGATE RADIO "
"La stanza dello scirocco" di Basilio Santoro
interamente dedicata al libro A Nuda Voce
www.lifegate.it
1 giugno 2008 h.22

ASCOLTA LA TRASMISSIONE

PSYCHOLOGIES
giugno 2008
Recensione nella Rubrica "Per saperne di più - Da leggere"

Dicono di "A Nuda Voce"

 

 

Tutti i diritti sono riservati-copyright by Laura Pigozzi

 

 

Seminario

LA VOCE, L’EMOZIONE, LA PULSIONE

di Laura Pigozzi

Cherasco, sabato 1 ottobre 2005

(sintesi di Laura Pigozzi)

Sommario:
1. Rilievi e aspettative dei partecipanti al seminario
2. Le labbra vocali
3. L’improvvisazione jazzistica e i suoni prelinguistici
4. Suono e parola: i due emisferi cerebrali
5. Come il suono ci modella


Per introdurre il tema del seminario, “La voce e la pulsione”, ho deciso di inaugurare il lavoro della giornata facendo ascoltare una versione live di Autumn Leaves , cantata da Rachelle Ferrell, che viene accompagnata al piano da Michel Petrucciani.

Prima di entrare nel vivo del seminario, vorrei però chiedere ai partecipanti di fare una breve presentazione di se stessi e di raccontare, se possibile, cosa hanno pensato o sentito in relazione ai particolari suoni emessi dalla cantante nel brano che ha aperto i lavori.

1. Rilievi sull’ascolto del brano e aspettative dei partecipanti al seminario

Ecco alcune delle osservazioni del pubblico presente in sala:
• Un batterista rileva gli impressionanti passaggi tonali nella improvvisazione vocale dell’artista e l’interessante ritmicità della sua voce. Approfitto di questa osservazione per ricordare che la questione del ritmo della voce –per la sua importanza nella costituzione del soggetto- sarà argomento che richiederà una trattazione a parte, ma a cui si cercherà di accennare anche nel corso della giornata.
• Una cantante lirica, presente tra il pubblico, sottolinea la difficoltà di usare uno strumento come la voce, difficoltà spesso sconosciuta ai musicisti che suonano strumenti meno ‘naturali’ e quindi, per certi aspetti, più controllabili. Intervengo ricordando, a questo proposito, che tale difficoltà ha anche una base biologica: la laringe infatti non nasce per cantare; questo è un risultato ‘culturale’ dell’evoluzione dell’uomo. In realtà l’accollamento delle corde vocali, biologicamente, ha una funzione sfinterica, permette cioè di creare una pressione interna nel corpo che serve all’organismo umano per compiere sforzi di varia natura. Cantare significa dunque suonare uno strumento che in natura è stato predisposto per altri scopi, più pratici. E’ certamente più difficile suonare uno strumento che non è stato costruito dall’uomo ma a cui l’uomo fa fare qualcosa per cui quello strumento non è naturalmente predisposto, anche se lo ha ‘culturalmente’ imparato. Il suono, il canto, la voce sono produzioni culturali, creative. Hanno a che fare con qualcosa che eccede la dimensione naturale. La voce non è, infatti, mai semplice natura, neppure quando vocalizza apparentemente svincolata dal senso. Per di più nel canto – e non solo in quello lirico – la laringe fa cose che nella fonazione parlata non fa. Si muove in un modo ancor più ‘culturale’: popoli diversi hanno diverse emissioni vocali, cioè diversi modi di utilizzare i movimenti che la laringe può fare e può in parte modificare con l’esercizio. Inoltre, lo strumento vocale è molto delicato in quanto sottoposto ad ‘aggressioni’ esterne (fumo, inquinamento, polveri, freddo, secchezza dell’aria, batteri, ecc) ed interne (dalle trasformazioni del corpo – le diverse fasi dalla pubertà alla menopausa e all’andropausa – alle modificazioni umorali ed emotive). Uno strumento mai ‘neutro’, ma che invece riflette, spesso anche troppo fedelmente, quello che stiamo vivendo.
• Una cantante batterista mette in luce le proprie difficoltà a gestire l’ansia da esibizione. Ed in particolare rileva come, in quelle situazioni, si senta quasi stringere fisicamente la gola, con un acuto senso di costrizione e di soffocamento. Rispondo ricordando che l’emozione che stringe la gola, provoca un irrigidimento dei tessuti della faringe la quale, in quanto è la nostra prima cassa armonica, perchè più prossima alle corde vocali, non permetterà al suono di espandersi correttamente nelle altre casse armoniche della testa e del torace.
• Quasi tutti i partecipanti rilevano che le emozioni non permettono loro di fare ciò che la loro voce potrebbe fare perché, come un fiume in piena, travolgono invece di poter essere canalizzate, come invece ad esempio accade nel brano ascoltato. A questo proposito sottolineo quanto sia comunque importante sentire l’emozione prima di salire sul palco per poter trasmettere emozioni a chi ci ascolta. Il giorno che non dovessimo più sentir niente, il giorno in cui salire sul palco ci è diventato troppo normale e un po’ indifferente, faremo senz’altro meglio a chiudere l’attività canora. L’emozione va veicolata in una forma, ma ci deve senz’altro essere.


2. Le labbra vocali

Mostro ora alcune immagini a colori di corde vocali. Dal momento che alcuni presenti in sala non avevano mai visto l’immagine delle corde vocali, spiego il loro funzionamento: quando le corde sono aperte siamo in fase respiratoria, quando sono chiuse stiamo fonando, cioè parlando o cantando. Quando sono accollate in realtà non sono così chiuse come appaiono nelle immagini, perché nella fonazione il rivestimento epiteliale più esterno delle corde (il più esterno dei 5 strati) sfrega contro l’altro. Il più esterno è il più squamoso, il meno liscio, mettendosi in vibrazione produce il suono. Un tempo le pliche vocali venivano definite corde vocali, nome che evoca uno strumento musicale. Oggi si preferisce (e anch’io lo preferisco) chiamarle labbra vocali, una denominazione più anatomica, più vicina al corpo e che rende ragione di quella somiglianza morfologica delle labbra vocali alle labbra del … sesso femminile. Quando un cantante per la prima volta vede l’immagine delle sue labbra vocali, spesso a seguito di una visita foniatrica, la scoperta di quella somiglianza morfologica lo lascia abbastanza smarrito…. specie se si tratta di un cantante uomo.

3. L’improvvisazione jazzistica e i suoni prelinguistici

Ho scelto il brano di apertura del seminario per introdurre la mia teoria sulla questione dell’emozione e la voce. Il livello emozionale del suono è più evidente laddove l’artista utilizza stilisticamente fonemi non strettamente linguistici che sconfinano quasi nel verso animale e nell’urlo. Esiste anche almeno anche un’altra artista che è maestra nell’arte della vocalizzazione con suoni originali ed è Sainkho Namchylak, monaca di Tuva, regione siberiana vicina alla Mongolia, che utilizza –tra l’altro- le sue capacità sonore per entrare in trance. Quella regione del mondo è famosa per questo genere di canto (canto degli armonici), una modalità vocale che ispirò anche, tanti anni fa, l'indimenticabile Demetrio Stratos. Sainkho Namchylak si produce in concerti in tutto il mondo: è stata, abbastanza di recente, per due volte, anche a Milano. Ho scelto però di far ascoltare Rachelle Ferrell perché più vicina alla nostra sensibilità musicale occidentale e jazzistica, più adatta dunque a intendere per noi come l’emozione che si condensa nel suono, possa trovare una via d’espressione, una forma nell’improvvisazione vocale jazzistica.
Nel canto jazz trovano posto tutti quei fonemi, umanamente producibili ma che vengono perduti nell’adattamento alla lingua.
I fonemi perduti e sacrificati per poter parlare, nel canto vengono recuperati. E’ facile riconoscerli nelle improvvisazione scat anche meno sofisticate di quelle ascoltate.

4. Suono e parola: i due emisferi cerebrali

Il nostro cervello è ripartito in aree funzionali diversificate. Relativamente alla fonazione, all'emisfero sinistro pertengono le competenze di elaborazione del linguaggio e della significazione della parola, mentre a quello destro sono affidate le attitudini relative al suono, all’emozione e anche all'attività onirica
Il corpo calloso mette in comunicazione i due emisferi cerebrali in modo che il soggetto possa così associare suono e parola.
La funzione del suono va ben al di là del servire il linguaggio. Vorrei citarvi un testo, appena uscito in Francia, su neuroscienze e psicanalisi (Gérard Pommier, Comment les neurosciences démontrent la psychanalyse, Flammarion, Paris, 2004) che fa il punto della situazione a cui sono giunti gli studi neurobiologici e la loro rilevanza sul piano psicanalitico. L’autore evidenzia alcuni aspetti sulla funzione del suono in relazione alla crescita cerebrale.
C’è un fenomeno neurologico - che si chiama attrizione – e che spiega come i neuroni non utilizzati degenerino, decadano nel loro funzionamento. Il bagaglio neuronale innato si modella, dunque, secondo le circostanze dell’esistenza. Ora, ci sono evidentemente neuroni che registrano il suono. Se il bambino ascolta alcuni suoni, i neuroni corrispondenti prosperano. Se alcuni suoni non vengono ascoltati, le aree percettive e fonatrici di quei particolari suoni mancanti, decadono. Ad esempio, i bambini giapponesi non ascoltano mai i fonemi ‘ra’ e ‘la’, quindi non solo non sapranno riprodurli bene da adulti, ma tenderanno anche a confonderli tra loro. Quello che ci interessa di questa digressione è il fatto che quando i neuroni che registrano i suoni sono danneggiati, le conseguenze d’involuzione del sistema nervoso e dell’arresto della crescita sono enormi.

Un altro esempio ci chiarirà la ripartizione degli emisferi durante la fonazione. Le vocali sono percepite in entrambi gli emisferi, in quanto sia significative che sonore. Le consonanti solo dall’emisfero sinistro (area di Broca) in quanto decisamente meno sonore e musicali rispetto alle vocali. L’emisfero destro è musicale, sonoro. Quello sinistro sillabico, significante, linguistico. (Delle conseguenze di questi aspetti, come la differenza di un cervello maschile o di un cervello femminile durante l’ascolto, come anche della differenza di ascolto da parte di un cervello maschile di una voce maschile o femminile, ho parlato alla trasmissione RAI - L’Italia sul due – del 26 ottobre 2005).
Le vocali sono estremamente sonore, come sa ogni cantante che si eserciti. Non per caso gli esercizi di training vocale sono costruiti sulle vocali e vengono chiamati, appunto, esercizi di vocalizzazione. Ogni parola udita dunque si ‘biforca’ nei due emisferi: il destro ne registra il suono, il sinistro il senso. In alcune lingue la presenza delle vocali è estremamente massiccia, come ad esempio la lingua giapponese e le lingue di alcune isole polinesiane. In questi popoli è stata rilevata una sollecitazione più importante dell’emisfero destro, rispetto ai popoli che parlano altri idiomi.


5. Come il suono ci modella

Se il suono può far decadere o proliferare aree cerebrali, significa che esso modella in qualche modo la nostra materia neuronale, le sue sinapsi, il suo modo di funzionare, in breve modella la fisicità del nostro corpo.
Infatti, lo stile vocale di ciascuno si costituisce lentamente a partire dai suoni che ascolta. Per esempio i suoni ascoltati nell’infanzia modellano il bambino, lo modellano anche psicologicamente. Voci aggressive lo renderanno insicuro e, con molta probabilità, aggressivo per reazione.
Inoltre, il nostro stile vocale, il modo che abbiamo di parlare, in qualche maniera si sedimenta ed entra a costituire la nostra intonazione, il nostro ritmo del discorso. E, si può aggiungere, come dice Proust, “la nostra intonazione contiene la nostra filosofia della vita… i genitori immergono l’individuo in tratti abituali che sono i tratti del viso e della voce, ma anche una certa maniera di parlare, certe frasi ripetute, che quasi incoscienti come un’intonazione, quasi altrettanto profonde, indicano, come quelle, un punto di vista sulla vita” (A la recherche du temps perdu, ed. de la Pléiade, p.909).

A questo punto alcune domande dal pubblico mi obbligano ad una lunga digressione sui rapporti genitori-bambino nella nostra contemporaneità e le serie questioni che i nuovi modelli di comportamento familiare propongono. Di questa digressione tralasciamo la trascrizione.

La parte conclusiva della giornata è dedicata all’analisi della voce di quei partecipanti che lo desiderano. La loro performance, che può essere di canto, di recitazione o anche di semplice lettura di un testo, è finalizzata a fornire materiale di riflessione sui particolari aspetti della voce, in modo che, a partire da voci concrete, si possano approfondire alcuni aspetti già trattati teoricamente nella prima parte della giornata ed, eventualmente, segnalarne di nuovi, di modo che l’esibizione di ciascuno sia un dono per tutti gli altri.

Sintesi del Seminario La Voce, L’Emozione, La Pulsione di Laura Pigozzi
Tenuto al Centro Studi Impara L’Arte di Cherasco, sabato 1 ottobre 2005
Organizzazione: Linea Musicale di Daniela Caggiano


La fondamentale rilevanza della voce nella relazione madre – bambino sarà oggetto del prossimo seminario di marzo-aprile 2006 (data in via di definizione)

 

Tutti i diritti sono riservati-copyright by Laura Pigozzi

Cantante - Formatrice Vocale - Psicanalisi della Voce - e-mail: laura.pigozzi@fastwebnet.it